I 35 SAGGI E LE AUTONOMIE LOCALI

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 5 ottobre, 2013

riformecostituzionaliHo letto la relazione finale della Commissione per le riforme costituzionali(relazione-finale-trasmessa-alle-camere) , formata dai 35 esperti e presieduta dal ministro Quagliariello, istituita dal governo con il compito di formulare proposte di revisione della Parte Seconda della Costituzione. A proposito delle autonomie locali (Cap.3 par. 11,12,13) il testo così recita:

11. In relazione al travagliato tema delle Province, soprattutto a seguito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della riforma operata con decreto legge, si è proposto di eliminare la parola “Provincia” dagli artt. 114 e segg. della Costituzione, abrogando conseguentemente il primo comma dell’art. 133. In questo senso, l’opinione prevalente della Commissione riflette sostanzialmente l’orientamento già emerso in ambito governativo che, nello stabilire la soppressione delle Province, demanda allo Stato (per i princìpi) e alle Regioni (per la loro attuazione) la disciplina dell’articolazione di enti di area vasta per la gestione e il coordinamento delle funzioni che insistono sul territorio regionale. Inoltre, non sono mancate proposte tendenti all’accorpamento delle Regioni di minori dimensioni, razionalizzando   organicamente gli assetti territoriali di tutti i livelli di autonomia

.12. In materia di Città metropolitane, secondo alcuni sarebbe opportuno rimettere la relativa disciplina alla legge statale bicamerale che dovrebbe definirne territorio,ordinamento, sistema elettorale, funzioni fondamentali, autonomia finanziaria.

13. Per i piccoli Comuni, la scelta recentemente operata a favore dell’esercizio obbligatoriamente associato di tutte le funzioni fino alla soglia dei 1.000 abitanti - e delle funzioni fondamentali per i Comuni fino a 5.000 abitanti (o 3.000 nelle zone montane) - ha segnato un positivo avanzamento verso l’affermazione di un imprescindibile criterio di adeguatezza. Tuttavia, considerate le difficoltà nell’attuazione di una soluzione di questo tipo, e ritenendo che i tempi siano ormai maturi per compiere un’ulteriore evoluzione, secondo alcuni sarebbe utile e opportuno prevedere in Costituzione - nel perseguimento del medesimo principio di adeguatezza – il principio dell’esistenza di una dimensione minima del Comune. Questa dimensione sarebbe stabilita con legge bicamerale che differenzi i criteri in relazione alle caratteristiche generali dei Comuni. I Comuni al di sotto della dimensione minima potrebbero diventare municipi, come articolazioni dei nuovi Comuni.

Non mi pare che in tema di Province e Città metropolitane la Commissione condivida alla lettera quanto contenuto nel disegno di legge approvato di recente dal governo. Ma ancora più interessante mi sembra la riserva di Valerio Onida, riportata in nota che così si esprime:

Riserva di Valerio Onida: “non concordo con la ipotesi della drastica totale soppressione delle Province in Costituzione. Un livello di governo intermedio fra Comuni (tenendo conto della loro dimensione media comunque assai limitata) e Regione è indispensabile nelle Regioni di maggiori dimensioni, mentre non si giustifica nelle Regioni più piccole (infatti già oggi non esiste in Valle d’Aosta). I servizi e le funzioni di area vasta infraregionale (pianificazione urbanistica sovracomunale, gestione dei rifiuti e dell’ambiente, viabilità, trasporti automobilistici locali, assistenza tecnica ai Comuni, ecc.) non possono né essere frammentati a livello comunale, né accentrati a livello regionale. La creazione di indeterminati “enti di area vasta” rischia di tradursi in una molteplicità scoordinata di enti funzionali. Meglio un ente di governo unico e responsabile verso la popolazione sia dei capoluoghi che dei centri minori. Invece della soppressione, andrebbe perseguito un processo di riordino e razionalizzazione delle Province esistenti, con riduzione del loro numero, in stretto collegamento con la parallela riorganizzazione territoriale dei servizi decentrati dello Stato. Quanto alle Città Metropolitane, di cui dovrebbe essere accelerata la concreta istituzione come enti di governo elettivi e non semplici forme di collaborazione fra Comuni, con contemporanea soppressione della Provincia nella stessa area, non concordo con la tesi della attribuzione allo Stato del potere esclusivo di disciplinarle. Le rilevanti differenze di fatto fra le diverse aree metropolitane, e la necessità di uno stretto collegamento con la Regione, richiedono l’attribuzione alle singole Regioni interessate del compito di disciplinarne ordinamento e funzioni secondo principi dettati dalla legge dello Stato”.

Ho partecipato alla Consultazione Pubblica sulle Riforme Costituzionali sul sito www.partecipa.gov.it che si chiuderà l’ 8 Ottobre p.v. E’ anche attiva una Discussione Pubblica per approfondire i temi trattati nei questionari e partecipare ai dibattiti. E’ possibile, ad esempio, utilizzare lo strumento CIVICI per discutere le proposte della Relazione Finale della Commissione Riforme Costituzionali o proporre alternative all’interno di 9 Temi. Penso che convenga approfittarne.

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