Il mondo cattolico ed il M5S

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 20 aprile, 2017

Beppe Grillo

Ho letto con attenzione l’intervista rilasciata ieri da Beppe Grillo ad Avvenire (il quotidiano che di solito rispecchia le posizioni della Conferenza episcopale italiana), e quella al direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, pubblicata dal Corriere della sera. Prendo spunto da entrambe per esprimere, da cattolico attento alla politica, alcune considerazioni riguardo al rapporto tra mondo cattolico e M5S.

Comincio dall’intervista a Grillo, nella quale Beppe “vola alto”, dando di sé un’immagine accattivante, ben diversa da quella arrabbiata e sprezzante dei “vaffa…”

Con consumata perizia, Grillo usa molti argomenti che sembrano sfiorare sensibilità diffuse nel mondo cattolico. In particolare, assume come centrali il cedimento dei “valori” civili e politici degli anni Novanta e gli effetti socialmente iniqui del pensiero unico liberista e della globalizzazione economica e si concentra poi sull’inconsistenza strutturale del progetto dell’Unione Europea e dell’euro. Ciò che sconcerta non sono i singoli contenuti, già ampiamente noti, ma la concezione della politica e della democrazia. Il M5S non ha una strategia, dice Grillo: vincerà e arriverà a Palazzo Chigi perché accompagna una sempre crescente quota di elettori sul crinale della crisi irreversibile del sistema e ne diventa icona vivente. Per questo è indifferente a vecchie appartenenze e culture politiche; non perché ne propugni una nuova, ma perché ne ravvisa l’inutilità. Il M5S ritiene superate la democrazia rappresentativa, le sue forme, le sue regole. Ritiene obsoleti i vincoli che ne derivano. Vi è, alla radice, una idea individualistica dei rapporti civili e sociali, che traspare assai bene nella esaltazione del diritto all’auto determinazione dei singoli, frutto del superamento, dice Grillo, delle vecchie basi ideologiche sulle quali si sono sedimentati i valori etici. Non vi è traccia alcuna di una visione comunitaria e sociale. Difficile, molto difficile – su queste basi – intravvedere spazi per punti di convergenza. E non sarà certo la comune battaglia contro le aperture pasquali dei centri commerciali a colmare questa siderale distanza di concezione rispetto a tutto ciò che il magistero della Chiesa ha sempre indicato a tutti i cattolici - pur nel pluralismo delle opzioni - come valori fondanti della vita civile: ad iniziare dal valore della Politica. I grillini potranno anche magari vincere, anche aiutati dagli errori degli altri, ma la loro vittoria sarà semmai l’epigono della crisi del vecchio sistema, non certo l’inizio di una ricostruzione civile, sociale e democratica.

E veniamo all’intervista al direttore di Avvenire.

Egli afferma innanzitutto una ovvietà e cioè che nel M5S militano anche molti cattolici: questo è vero per il M5S come per tutti i partiti e movimenti presenti sulla scena politica italiana. L’unità politica dei cattolici è ormai finita da anni e l’unità nella fede ispira scelte politiche anche assai differenziate, nel rispetto di un’autonoma responsabilità laicale, affidata al discernimento personale, per cui è arduo ed arbitrario distribuire patenti di maggiore o minore coerenza.

Ma le affermazioni di Tarquinio che hanno generato, almeno in me, molte perplessità sono quelle che, a proposito del rapporto tra mondo cattolico e M5S, rilevano che “se guardiamo ai grandi temi (dal lavoro alla lotta alle povertà ), nei tre quarti dei casi abbiamo la stessa sensibilità” e “la sintonia è forte sulla lotta alle povertà e sul valore della partecipazione”.

Qui Tarquinio si confronta con i programmi del Movimento e lo fa con una certa disinvoltura, soprattutto quando azzarda una quasi totale convergenza di sensibilità tra mondo cattolico e M5S.

Innanzitutto “i grandi temi” sui quali verificare un’eventuale convergenza non sono soltanto quelli (pur importanti) del lavoro e della lotta alle povertà. Su tanti altri temi essenziali (immigrazione, diritti civili, Europa e politica estera, euro, giustizia ecc.) non è in realtà facile capire quali siano i programmi del M5S, sia perchè le prese di posizione in materia sono spesso ondivaghe, sia perchè in molti casi il Movimento, trincerandosi dietro il comodo paravento dell’essere “nè di destra né di sinistra” e post-ideologico, se la cava senza chiarire le proprie opzioni o rinviando il tutto ad appositi referendum popolari.

Più in generale è chiaro che chi sta all’opposizione come il M5S è agevolato nel presentare proposte attraenti, come il reddito di cittadinanza, senza chiarirne in modo convincente le coperture di finanziamento.

Sulla partecipazione poi mi sembra che se andiamo oltre le dichiarazioni di principio e guardiamo la concreta pratica di democrazia di cui il M5S ha dato prova in più occasioni, c’è da essere assai poco ottimisti.

Alla fine la sensazione è che questa simpatia di Tarquinio per i “grillini” sia stata ispirata soprattutto dalle dichiarazioni di Di Maio contro il lavoro domenicale, un po’ poco per giustificare un endorsement della CEI o addirittura del Vaticano per Grillo e per il suo movimento.

Commenti dei lettori

In effetti, caro Paolo, la domanda da porsi è: perchè queste due interviste? Qual’è lo scopo di Avvenire e del suo direttore?
Da notare, nell’intervista a Grillo comparsa su Avvenire:
- il pistolotto iniziale di presentazione (prima di passare alle doamnde) pieno di aggettivi, avverbi, verbi volti mettere in luce positiva l’intervistato
- ha perfino volto in positivo il rifiuto di Grillo i rispondere a certe domande di attualità
- l’assenza di domande veramente imbarazzanti per l’intervistato
Insomma: potremmo definirla un’intervista molto accomodante.

#1 
Scritto da Ferdinando Conti il 21 aprile, 2017 @ 09:37

Condivido le tue osservazioni caro Nando. Circa lo scopo delle due interviste non so dare una risposta. Immagino che così come tra i laici credenti, anche tra i vescovi ci siano quelli il cui cuore batte a destra, con il Pd o con Grillo.
Un abbraccio.

#2 
Scritto da Paolo Natali il 21 aprile, 2017 @ 16:12

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