Situazione grave ma non seria

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 16 agosto, 2019

Vorrei provare, oggi 16 agosto 2019, a riflettere sulla situazione politica del nostro paese, le cui vicende si susseguono in modo sempre più vorticoso, attraverso continue novità e colpi di scena che lasciano talvolta spiazzati i suoi protagonisti, costringendoli talvolta a repentini cambiamenti di posizione.

Provo a mettere in fila alcune considerazioni ed a tentare alla fine una previsione, peraltro abbastanza azzardata, visti i continui cambiamenti di scenario.

Matteo Salvini

Cominciamo da Salvini.

Il “Capitano” in questi ultimi giorni ha dovuto incassare diverse sconfitte che ne hanno messo in crisi (spero agli occhi anche di molti dei suoi sostenitori – ma non ci conto molto) l’immagine di “uomo solo al comando”, sempre vincente e sicuro di sé. Salvini non è uno statista ma è un politico populista assai abile, che sa interpretare assai bene gli umori anche meno nobili della gente (“uno di noi”), ed è capace di assecondarli pienamente. I suoi cavalli di battaglia sono stati la critica alla legge Fornero con “quota 100”e la lotta contro l’immigrazione e contro le Ong. Ora il prossimo obiettivo è il taglio delle tasse attraverso la flat tax. Come contorno una critica accesa all’Europa, dalla quale pare si distaccherebbe senza problemi e, da buon sovranista, un apprezzamento per Putin e Trump. E’ anche un abilissimo comunicatore ed usa in modo spregiudicato i social media ed i selfies oltre a strumentalizzare con disinvoltura parole e simboli della religione cattolica. Come potete immaginare non condivido nessuna delle sue posizioni ma non c’è dubbio che Salvini sia stato abilissimo nel fare crescere a poco a poco il consenso nei confronti della Lega, sfruttando a suo vantaggio l’ingenuità politica e la remissività del M5S fino a raggiungere nei sondaggi ed alle elezioni europee percentuali del 35/37% che,sommate a quelle di Fratelli d’Italia e (ma non è detto) di Forza Italia, fanno presagire (o temere, a seconda dei casi) il conseguimento della maggioranza assoluta dei seggi in caso di elezioni politiche..

Tuttavia, invece di provocare una crisi di governo subito dopo le elezioni europee, approfittando di uno dei tanti motivi di contrasto con il M5S (ad esempio la legge sulle autonomie), Salvini ha deciso a rompere soltanto qualche giorno fa, a Parlamento in vacanza e senza una motivazione minimamente plausibile. Inoltre Salvini aveva dimostrato negli ultimi tempi un certo imbarazzo di fronte alle vicende giudiziarie della Lega (49 milioni di contributi pubblici spariti, affare Savoini e rapporti con Mosca) rifiutandosi di rispondere in Parlamento alle domande dell’opposizione, senza dimenticare l’essersi rifugiato dietro l’immunità parlamentare (con l’appoggio dei 5S) nell’affare della nave Diciotti.

Anche la scelta di aprire la crisi è stata compiuta in modo ambiguo, senza abbandonare il governo insieme ai ministri leghisti.

La richiesta di andare alle elezioni al più presto, unita alla richiesta (anticostituzionale) di “pieni poteri” hanno generato nell’opposizione ed anche nel M5S un atteggiamento di decisa ostilità.

In particolare il premier Conte ha assunto una posizione assai critica, anche sugli ultimi episodi delle navi delle Ong bloccate in mare con centinaia di migranti tratti in salvo e farà il 20 agosto una comunicazione che si prevede di aperta contestazione nei confronti di Salvini. Alcune dichiarazioni di Salvini delle ultime ore fanno ipotizzare persino una sua marcia indietro rispetto alla crisi di governo.

Luigi Di Maio

E veniamo al M5S.

L’esperienza del governo gialloverde e del famoso contratto che è stato posto a suo fondamento e garanzia, veniva giudicata (come ovvio) assai positivamente, enfatizzando alcune misure (reddito di cittadinanza, decreto dignità, legge spazzacorrotti) approvate sotto la spinta dei “grillini”. In realtà il M5S, pur essendo l’azionista di maggioranza del governo, ha dato prova di scarsa cultura e capacità di governo oltre ad una estrema debolezza nel contrastare la spinta via via più forte dell’alleato leghista. In molti casi (Ilva, Tap, Tav) il M5S ha dovuto rimangiarsi impegni assunti in campagna elettorale ed ha dovuto, pur di tenere in piedi il governo, approvare provvedimenti (come i dccreti sicurezza) del tutto contrari ai principi ispiratori del movimento.

Sostanzialmente il M5S, maturato il suo grande successo elettorale alle elezioni del marzo 2018 grazie alla sua identità di lotta contro la casta ed i suoi privilegi, cavalcando rabbia e scontento dei cittadini di diversa tendenza politica (“non siamo né di destra né di sinistra”), giunto al governo si è dovuto misurare con la realtà e con un partner di destra estrema: ciò ha fatto sì da un lato che alcune delle promesse elettorali si rivelassero irrealizzabili, dall’altro che gli elettori di destra del movimento a poco a poco si spostassero su Salvini (l’originale è meglio della copia).

Tuttavia pur di restare al potere Di Maio e compagnia avrebbero probabilmente continuato ad ingoiare rospi se non fosse stato Salvini a tirare troppo la corda…….Ma vedremo cosa ci riserverà il futuro prossimo.

Matteo Renzi e Luca Zingaretti

Infine il PD.

Dopo la pesante sconfitta elettorale delle politiche e la lieve ripresa registrata alle europee, il Partito Democratico stava attraversando, dall’opposizione, un periodo di transizione caratterizzato dalla segreteria Zingaretti (rivelatasi fin qui alquanto sbiadita), dalla presenza ingombrante di Renzi e dei renziani (forte soprattutto nei gruppi parlamentari) sospettati di prepararsi ad una scissione, e dal battitore libero Calenda. Fino a poco tempo fa (prima cioè che cominciassero a scoppiare i “fuochi d’artificio” di Salvini) la posizione pressochè unanime del partito era: “dopo questo pessimo governo ci sono solo le elezioni”. Una volta intravvista la prospettiva della crisi di governo, si sono formate due linee politiche diverse. La prima, pur consapevole della debolezza del partito, confermava la preferenza per elezioni giudicate decisive per la democrazia italiana, da affrontare in spirito unitario con apertura a forze civiche di sinistra e di centro, con l’obiettivo (arduo ma giudicato non impossibile) di sbarrare la strada alla deriva sovranista ed autoritaria rappresentata da una destra egemonizzata da Salvini. La seconda, maggioritaria, manifestava la volontà di un confronto con il M5S per sondare la possibilità della formazione di un governo che portasse a conclusione la legislatura. Si tratterebbe in sostanza, contando anche su una possibile trasformazione del M5S (ammaestrato dalla negativa esperienza di governo fatta fin qui) di tentare ciò che dopo il marzo 2018 non venne considerato possibile, ricercando convergenze programmatiche significative.

A questo punto (venerdì 16 agosto, ore 17) i possibili sviluppi di questa situazione, indubbiamente grave per il paese, lasciato nell’incertezza in un momento critico anche per le prospettive economiche, ma anche “non seria” visto l’approccio di alcuni protagonisti (Salvini in primis), sono diverse.

Le comunicazioni del premier Conte del prossimo 20 agosto addebiteranno con ogni probabilità a Salvini la responsabilità della crisi di governo. Sarà comunque Conte, con le sue parole, a fare chiarezza (speriamo) sui possibili sviluppi successivi della crisi ed anche sulla sua personale disponibilità a proseguire nell’esperienza di governo oppure a nuovi incarichi da parte del Presidente della Repubblica con altre maggioranze.

A questo punto, avviandomi alla conclusione, azzardo qualche previsione, pur consapevole dell’estrema incertezza della situazione.

1) Scarterei l’ipotesi che tutto si risolva in un “abbiamo scherzato”: Salvini fa marcia indietro dalla crisi, accontentandosi magari di un sostanzioso rimpasto di governo che gli dia ancora più potere di quanto già abbia. Sarebbe davvero la conferma di una situazione “grave ma poco seria”.

2) Conte prende atto che non ci sono più le condizioni per governare, sale al Quirinale e rassegna le sue dimissioni nelle mani di Mattarella. Questi apre rapide consultazioni tra le forze politiche e dà un incarico di governo a Conte (o ad altra personalità) perchè provi a formare un governo che potrà essere di carattere istituzionale, cioè con l’obiettivo, sia se otterrà la fiducia in parlamento, sia se sarà bocciato, di portare il paese alle urne al più presto, ovvero politico, cioè sostenuto da una nuova maggioranza formata da M5S, PD e forze minori di sinistra.

Sarei assai lieto che si tentasse questa seconda strada ma temo che le difficoltà di trovare una consistente e duratura convergenza programmatica con il M5S siano ancora troppo alte (sarei felice di sbagliarmi). Per questo motivo la mia previsione è che si vada a votare in ottobre o primi di novembre con un governo istituzionale diverso da quello attuale.

Magari dopo le elezioni, se Salvini non avrà la maggioranza assoluta, sarà possibile cercare di formare un governo con un M5S maturato e cambiato rispetto a quello attuale.

Vedremo…

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